George Clooney: anche i divi pensano

di Giovanni Petitti

 

SyrianaSentendosi dire da un giornalista: “Ogni uomo vorrebbe essere come lei”, pare che Cary Grant abbia detto: “Anche io lo vorrei!”.
Non so se è possibile dire che George Clooney sia uno di quei divi a cui tutti gli uomini vorrebbero somigliare, di sicuro è uno dei più amati dal pubblico internazionale (ci sono siti di fan anche in Corea), e al fascino sornione dell’attore si è aggiunta l’aura cinefila e politica con la sua attività di coraggioso produttore e fine regista.
A una rivista gay statunitense che gli chiedeva delle sue eventuali velleità politiche ha risposto ironicamente: “Ho assaggiato troppe donne e troppe droghe per poter avere ambizioni politiche”.
Nato il 6 maggio 1961 nel Kentucky da una famiglia d’arte: il padre Nick, giornalista ancora attivo, ha condotto trasmissioni televisive; la zia Rosemary era una valente cantante jazz che Clooney ha omaggiato nella colonna sonora del suo primo film; lo zio, l’attore Mel Ferrer, con cui recita una piccola parte in un film che non verrà mai distribuito, gli farà scoprire la sua passione per il mestiere d’attore. Lui, però, non arriva a Hollywood dall’ingresso principale (minori nepotismi rispetto agli ambienti cinematografici nostrani?), se ne va a Los Angeles nel 1982. Qui divide un appartamento con l’aspirante attore Charlie Sheen e dopo un anno di disoccupazione inizia la gavetta in una trafila di piccoli ruoli in serial e telefilm (molti dei quali inediti in Italia): The Facts of Life, Sunset Beat, Sisters, Baby Talk. Poi, nel 1994, la svolta: il ruolo di Doug Ross, un piacente e spiritoso pediatra, in E. R. – Medici in prima linea, serial ideato da Michael Crichton e prodotto da Steven SyrianaSpielberg. Successo mondiale per le avventure ospedaliere e per il bel dottore dallo sguardo sornione e rassicurante.
Tutt’altro che rassicurante il suo primo, vero ruolo da protagonista per il grande schermo: in Dal tramonto all’alba (1996) di Robert Rodriguez, Clooney assume le vesti di Seth Gecko, un delinquente in fuga con il fratello psicopatico e maniaco sessuale (interpretato da Quentin Tarantino). Il film assomma tutti i “tarantinismi” meno interessanti: il grottesco fuori controllo, lo splatter, il citazionismo esasperante, senza la geniale mano registica del ragazzaccio di Pulp Fiction. Ha però il merito di strappare a Clooney l’etichetta di bel dottore, offrendogli il ruolo del cattivo, dal colorito “mediterraneo” e con vistoso tatuaggio su collo e braccio; non mancano, tra rapine, caccia agli zombie e schizzi di sangue, momenti di malcelata cavalleria, come quando rifiuta le profferte della sua ex ostaggio Kate (Juliette Lewis), troppo giovane per lui…
Dopo Dal tramonto all’alba, Clooney torna a un ruolo meno pulp e prova con Michelle Pfeiffer a rinverdire le grandi coppie delle commedie sentimentali (Tracy-Hepburn, Gable-Colbert) in Un giorno per caso (1996), prevedibile e piacevole proprio grazie al buon lavoro dei protagonisti.
Confessioni di una mente pericolosaLe sue quotazioni si alzano, e gli viene offerto il ruolo di Batman nel pessimo Batman e Robin (1997) di Joel Schumacher, un film che lo deluderà al punto da fargli decidere di accettare, in futuro, solo progetti che lo convincano davvero. La vera svolta avverrà sul set di Steven Soderbergh Out of Sight (1998), ennesima piroetta registica dell’eclettico autore di Bubble, decostruzione del genere poliziesco. Qui nasce quella collaborazione che li unirà per molti progetti futuri, fino a fargli fondare la Section Eight (espressione che in italiano si può tradurre con: “Riformato per insufficienza fisica o mentale”), una casa produttrice da cui nascono progetti all stars e grandi incassi come Ocean’s Eleven (2001) e Ocean’s Twelve (2004) entrambi di Soderbergh, o film a basso costo e/o ad alto rischio come Lontano dal paradiso (2002) di Todd Haynes, Welcome to Collinwood (2002) di Anthony Russo e Joe Russo, Insomnia (2001) di Christopher Nolan, The Jacket (2005) di John Maybury, Syriana (2005) di Stephen Gaghan, o gli stessi film di Clooney regista: Confessioni di una mente pericolosa (2002) o il recente Good Night, and Good Luck. (2005). Un sodalizio che ha smosso le acque hollywoodiane pur non collezionando grandi successi.
Per tornare all’attività attoriale del nostro George, nel 1999 partecipa alla sottovalutata commedia Three Kings di David O. Russell, che lo vede in Iraq dopo la prima guerra del Golfo. Un film che, con andatura un po’ sgangherata, mette alla berlina l’apparato militare e mediatico statunitense.
Dal tramonto all'albaAltro incontro che produce scintille è quello con i geniali fratelli Coen, per i quali interpreta due dei suoi ruoli più comici e riusciti. In Fratello, dove sei? (2000), è Everett Ulysses McGill, un detenuto in fuga insieme a Turturro e Nelson nell’America della grande depressione. Clooney sfoggia una parlantina suadente ed è straordinario, come l’intero cast, divenendo anche involontario divo canoro, in una sequela di disavventure esilaranti. In Prima ti sposo, poi ti rovino (2003), affiancato da una non esaltante Zeta-Jones, parodia la sua condizione di uomo seducente (nel 1997 People lo aveva eletto uomo più sexy dell’anno) in una commedia divertente e caustica in cui interpreta il ruolo di un avvocato affermato fino alla noia.
Nel 2002 torna a collaborare con Soderbergh, girando un remake di Solaris. Siamo anni luce lontani dal cinema poetico e ieratico di Tarkovsky, però la sua interpretazione è convincente: Clooney è l’astronauta Chris Kelvin perso tra dimensione onirica e malinconie per la vita sulla terra. Intanto, il successo di Ocean’s convince i due a farne un terzo capitolo (ora in pre-produzione), è un po’ la loro miniera d’oro da utilizzare per poter realizzare film a basso budget e operare una salutare forma di critica all’establishment delle politiche statunitensi.
Confessioni di una mente pericolosaNel 2002, con Confessioni di una mente pericolosa, Clooney passa dietro la macchina da presa e lo fa, come spesso capita agli esordienti, mettendo in primo piano lo stile: arditi piani sequenza, giochi di passaggio da una scenografia all’altra senza soluzioni di continuità, raffinata fotografia. Lui stesso ammette: “Una delle stelle del film è lo stile”, però non rischia l’inutile ricamo perché anche il soggetto è solido e inquietante insieme, si basa sull’autobiografia vera e sognata (?) di Chuck Barris autore di programmi televisivi quali The Dating Game (1965), The Gong Show (1976), giunti da noi anni dopo come Il gioco delle coppie o La corrida, insomma artefice di quella tv contro cui si scagliava Murrow in Good Night, and Good Luck., quando parlava di una televisione “che serve solo a ingannare, divertire, isolare” e istupidire, si potrebbe aggiungere. Ma ciò che rende tutt’altro che ordinario il film è la confessione (smentita dalla Cia) da parte dell’autore tv e paroliere pop di aver ucciso decine di persone
per conto della nota agenzia. Doppia vita? Mitomania? Delirio? Clooney non risponde a chi gli chiede se crede alla confessione di Berry, non è quello che lo interessa, la sua potrebbe essere un’inquisizione borgesiana se non fosse soprattutto un’indagine sui meccanismi del potere e dell’uso dei mezzi di comunicazione di massa. Una storia politica e profondamente umana, che ricorda certo cinema degli anni Settanta americani, come l’incipit nella stanza d’albergo in cui s’è recluso il protagonista in crisi, nudo e vulnerabile di Apocalypse Now, Martin Sheen. Confessioni di una mente pericolosa è una grande prova registica soprattutto nella direzione degli attori: Sam Rockwell, Drew Barrymore, Julia Roberts e Rutger Hauer. Clooney si ritaglia un ruolo minore, quello dell’agente Cia che introduce il giovane autore tv al mondo del “killeraggio” di stato. Non fa certo il regista per avere più primi piani, e valorizza molto bene le qualità degli interpreti lasciando loro una certa libertà di manovra, come racconta nel commento al dvd a proposito di Hauer.
Good Night, and Good LuckSe il film d’esordio era una fantasmagoria di colori ed effetti di regia, nel bellissimo Good Night, and Good Luck la scelta ricade su un gioco in levare e su un lavoro di raffinato cesellamento delle immagini. A partire dall’uso di un bianco e nero nello stesso tempo espressionistico e mimetico, per far assaporare le atmosfere della tv vissuta da Murrow, un integerrimo giornalista che combatte contro il maccartismo vedendolo come sovvertimento dei principi di libertà e di diritto alla base della storia americana (neri e indiani esclusi, almeno allora). Un uomo moderato ma intransigente e vittorioso  contro le crociate del senatore McCarthy, che perseguitava senza prove e per sentito dire intellettuali, giornalisti e gente del cinema, un McCarthy che attraverso un sapiente e massiccio uso del repertorio ha utilizzato come un vero e proprio attore, rendendo con il montaggio fluido il passaggio tra finzione e realtà delle immagini.
Anche qui il cast è scelto benissimo, tant’è che a Venezia al protagonista David Strathairn è stata giustamente data la Coppa Volpi, mentre il film avrebbe meritato anche il Leone d’oro e non solo il premio alla sceneggiatura. Tra gli altri interpreti, un convincente Clooney (anche qui in secondo piano, nelle vesti di Fred Friendly) collega di Murrow, Jeff Daniels e Robert Downey Jr che speriamo abbia superato le sue addiction perché il suo sguardo buca davvero lo schermo. Film di Good Night, and Good Luckinterni, di campi/controcampi, di personaggi la cui vita privata è ridotta all’osso, “volevo che il mio film avesse il sapore del documentario”, un sapore di realtà che non è solo quella della caccia alle streghe di allora ma si proietta sugli Usa feriti di oggi, dove “sfruttando la paura della gente se ne limitano le libertà”.
“Nei film che faccio, negli impegni che prendo non intendo mai dire al pubblico: questo è quello che dovreste pensare. Questo è l’errore che fanno alcuni liberal di Hollywood, compreso Michael Moore. Il segreto, per me, è portare i riflettori su un’area poco illuminata della nostra storia”.
Tacciato di tradimento dalle tv della Fox, il divo non demorde e finanzia, alleggerendo del suo compenso il budget del film, Syriana con cui si picchia duro sulle connessioni tra petrolio e guerre e in cui Clooney, appositamente ingrassato di quindici chili e barbuto, rinuncia anche alla sua immagine di rubacuori.
Chi se la sente ora di spiegargli che il Nespresso che pubblicizza è un prodotto Nestlè che, in quanto a danni sociali e sanitari in Africa, non scherza?

(14/05/2006)