Cinema omo - lesbo - trans: nasce un nuovo genere?

di Valeria Jannetti

 

TransamericaCome è cambiata in questi anni la percezione della figura dell’omosessuale nel cinema?
Tematiche omosessuali, lesbiche e transessuali si sono moltiplicate nel corso degli anni, e sono protagoniste in tutti i generi. Da qualche anno a questa parte fanno poi da lancio i numerosi festival dedicati, primo fra tutti per importanza quello di Torino. Domanda fondamentale per puntellare il discorso è se sia la società a influenzare il cinema oppure se il cinema in certi casi riesca a portare tematiche scottanti allo scoperto. Certo è che di scottante rimane ben poco, giusto in qualche sacca di resistenza perbenista.
È nel corso degli anni che affondano le radici di ciò a cui stiamo assistendo, che può rientrare in una “rivoluzione culturale” più ampia.

 

L’analisi sessuale

Con gli anni settanta, e in particolare grazie alle spinte di analisi dell’universo sessuale date dal femminismo, si affacciano pellicole nuove incentrate sul sesso. Dell’analisi approfondita a volte è rimasto ben poco, spesso si è arrivati al capovolgimento delle teorie (la figura della donna oggetto), ma è comunque interessante notare comeLa mala educacion anche il cosiddetto cinema di serie B sia riuscito a portare sullo schermo questa rivoluzione culturale, pensando ad esempio a un film a episodi come Il comune senso del pudore, dove la società apparentemente sessuofoba ha introiettato la rivoluzione sessuale. È infatti dal lascito del femminismo che in un certo senso si è creata la ricerca effettuata dal cinema gay. Nel senso che, morto (o meglio, addormentato) il movimento che per primo ha analizzato il sesso e ha obbligato la società allo svelamento delle pruderie bigottistiche, la ripresa di tematiche sessuali è stata condotta e affrontata dal mondo gay. È ad appannaggio omosessuale infatti l’analisi della sessualità attuale, con la proposizione di maschile/femminile condensata in un unico genere, o in un terzo (di sintesi fra i due). E nel corso di questo ultimo ventennio, le pellicole sono evolute e cambiate.
Se nel 1978 in Italia usciva l’italo-francese Il vizietto, che presenta il mondo gay in maniera decisamente macchiettistica, sintomo che il nazional-popolare nostrano ancora non aveva affrontato il discorso in maniera soddisfacente, in Germania usciva Un anno con tredici lune di R. W. Fassbinder. Protagonista un transessuale che, abbandonata moglie e figlia e operatosi a Casablanca, si sottomette in tutto e per tutto all’uomo amato. Dedicato alla morte del compagno del regista, Armin Meier, suicida, il film affronta in maniera delicata il problema che in quel periodo il mondo omosessuale affrontava. Secondo Fassbinder non vi è ombra di felicità per chi è diverso. Inutile sperare.

 

La moglie del soldatoIdentità/società/evoluzione

Piano piano, nel corso del tempo il mondo gay si è compattato.
Sono uscite icone gay prestate dal mondo etero (Madonna in primis), e se inizialmente si è presentato un repertorio fatto principalmente di parodie del femminile, in questi anni si è riuscito a creare un movimento con una propria identità. In fondo, diversa solamente fra le lenzuola. Cosa sia poi il diverso, questo è un altro problema, perché in una società un po’ ottusa come quella in cui viviamo, basta un taglio di capelli non “alla moda” per essere considerati diversi. Perché è particolare come la società evolve.
Uomini che sempre più si allontanano dalla figura del macho, donne sempre più forti che assoggettano l’uomo, queste le tematiche di qualche anno fa che nessun telegiornale ha risparmiato. A mio parere, tematiche di transizione per l’apertura a cui assistiamo in questo periodo. Basta accendere la televisione per rendersene conto: dal gay alla Elton John nostrano come Margioglio siamo passati a omosessuali dichiarati come Cecchi Paone, che però non hanno perso la faccia e hanno invece mantenuto credibilità, fino a vedere che ad Amici di Maria de Filippi a occuparsi della cultura degli studenti è nientemeno che Aldo Busi. E il cinema, poi, capovolge ancora di più la questione, quasi a dire che, in fondo, della questione non ci sarebbe più bisogno: in I segreti di Brokeback Mountain (2005) di Ang Lee sono protagonisti uomini che aderiscono perfettamente alla figura proposta negli anni cinquanta del macho, ma in realtà sono teneri e tragici come non se vedevano da anni. Oppure, in Transamerica (2005) di Duncan Tucker la protagonista che dovrebbe essere l’uomo che diventa donna è Felicity Huffman, una donna che interpreta un uomo che diventa donna. E lo stesso vale per il nostrano Mater natura (2004) di Massimo Andrei.

 

Mulholland DriveParentesi

Ma per arrivarci, a oggi, abbiamo avuto bisogno di persone come Pier Paolo Pasolini, le cui tendenze sessuali sono state sulla bocca di tutti più delle sue attualissime e profetiche riflessioni.
A proposito del cinema italiano, una parentesi. Fellini, Pasolini, Scola, Visconti attraverso il racconto storico sono riusciti ad aprire una breccia, quasi che il personaggio storico sublimi la figura dell’omosessuale nella percezione della società, e soprattutto non dia fastidio grazie al filtro del tempo trascorso.
A proposito di Almodóvar, altra parentesi. Perché salta agli occhi che quando il regista spagnolo analizza l’universo femminile riesce ad approfondirlo quasi senza pari (vedi Tutto su mia madre, 1999). In Parla con lei (2002) è il maschile il protagonista indiscusso, ben sintetizzato in quel gioiello che è L’amante menguante, film nel film, nel quale un uomo arriva a morire pur di far arrivare all’acme del piacere la sua compagna, metafora di un amore totalizzante come quello che prova Benigno per la ragazza in coma. Ne La mala educación (2004) invece non riesce ad approfondire nessun personaggio, tutti sono appena accennati e non fanno certamente risaltare la capacità del regista di scandagliare l’animo umano. Che peccato.
Chiuse parentesi.

 

Malattia/blue

Arriva prepotente nel mondo negli anni ottanta per poi esser meglio analizzata nel successivo decennio la tragedia della malattia. Grazie a pellicole come Philadelphia (1993) di Jonathan Demme il grande pubblico scopre un omosessuale nella sua quotidianità, che, seppur presenti un quotidiano non realmente tale (la malattia cambia la giornata), mette l’accento sulla tragedia di uomo che perde il lavoro, soffre, cerca di farsi accettare, muore. E in più gli si contrappone l’avvocato di colore, altra categoria da poco accettata dalla società dell’epoca. Incontro/scontro: la società non lascia spazio, o meglio, lo lascia solo dopo dure lotte. L’aids ha portato in luce la “questione omosessuale” in maniera più prorompente di quanto non sia mai avvenuto. E se in un momento iniziale la società ha condannato l’omosessualità proprio per colpa della diffusione della malattia, in un secondo tempo ci si è resi conto che la malattia era ovunque e colpiva chiunque. Lo schermo diventa blu per raccontare un in-racontabile per immagini, Jarman lascia il suo testamento spirituale e ci inabissa sotto al mare.

 

Mulholland DriveLesbismo

Lungi da me in questa sede trattare in maniera esauriente la questione. Ma, superficialmente, mi sembra che in questo specifico momento, in cui gli omosessuali sono praticamente accettati, i transessuali sono molto avanti in questo, le lesbiche stiano facendo più fatica. Ossia, finora, pur vantando un bel po’ di titoli di pellicole che trattano il tema, nella società non assistiamo a una apertura come quella tributata agli omosessuali. Altri i veicoli rispetto al cinema di diffusione del fenomeno: la musica, col duo russo delle Tatù, o col bacio lesbo-chic di Madonna e la Spears oppure la televisione, con serial come L-world. Il cinema gioca di più nel senso del non detto. E lo fa mascherando il tutto con l’amicizia. Ma è un già visto che ricalca ciò che gli omosessuali hanno già vissuto. Credo che la difficoltà delle lesbiche nel farsi accettare risieda nel fatto che la loro trasgressione sia in un certo senso doppia. La stessa donna eterosessuale tuttora non riesce ad affrancarsi dalla maternità, figuriamoci chi nega a monte la possibilità di procreare. Inoltre, turbano ancora molto le immagini di donne che praticano del sesso, e difficilmente donne apertamente lesbiche riescono a essere protagoniste di una storia cinematografica. Esempi eccellenti si trovano fra gli autori, primo fra tutti David Lynch, che col suo Mulholland Drive (2001) descrive una torbida (nel senso di difficile lettura) storia in cui sono due donne le protagoniste indiscusse, che con il loro rapporto gay definiscono le linee guida per comprendere il film (almeno in parte). E ancora Fassbinder ritorna col suo capolavoro kammerspiel del 1972 Le lacrime amare di Petra Von Kant, in cui una disegnatrice di abiti si innamora di una giovane, quasi sfiorando la tragedia, per rendersi conto che ciò che inizialmente poteva essere amore si tramuta in una forma di possesso di fronte al suo rifiuto. Un discorso a parte va fatto per il film di Sally Potter tratto dal romanzo omonimo di Virginia Woolf. In Orlando (1992) Tilda Swinton interpreta la donna amata dalla scrittrice, Vita Sackville-West, Orlando appunto, e la regista riesce bene se non altro a ricreare le atmosfere del romanzo. È il modo in cui Sally Potter/Virginia Woolf presentano Orlando che è fenomenale: il lesbismo visto come una età dell’oro, un ininterrotto fluire di secoli in cui le caratteristiche femminili si fondono con quelle maschili, dando vita a un terzo genere di perfetta sintesi (vittoriana) dei due.

 

I segreti di Brokeback MountainTransgender

È del 1994 il film icona Priscilla: la regina del deserto di Stephan Elliot, in cui esce dirompente tutto la carica di autoironia che appartiene al mondo delle drag queen. Un road movie sui generis solamente per i protagonisti, transessuali che si mettono in viaggio con un pulmino. Si resta abbagliati dallo sfavillio dei vestiti, delle acconciature, e la realtà con la quale si scontrano mette in luce che nonostante l’apparente normalità delle persone che incontrano, “nessuno è perfetto”. Accostamento azzardato con A qualcuno piace caldo  (1959), ma imprescindibile se il travestitismo è il tema trattato. Nel 1959 Billy Wilder fa travestire due attori famosissimi per una commedia davvero esilarante, la cui battuta finale è rimasta a pieno diritto nella storia del cinema e del costume. Ma non tutto è oro quello che luccica. Se infatti l’idea principale legata al travestitismo è quella di una permanente carnevalata festaiola, arriva forte come un pugno nello stomaco La moglie del soldato (1992). Neil Jordan racconta l’amore di un soldato (il macho per antonomasia ritorna più volte nell’affrontare certe tematiche) per un transessuale (interpretato da un vero trans).

 

I segreti di Brokeback MountainConclusioni/riflessioni

Quella della proposizione del macho visto nel profondo può essere diventata un po’ banale ma è sicuramente efficace alla proposizione di partenza. Il macho, la donna oggetto, la prostituta, il trans, il normale, il soldato, la madre… categorizziamo praticamente tutto, autoescludendoci in maniera ottusa. Invece di portare avanti “categorie” fondate sull’etica di un vivere nel rispetto reciproco, siamo sempre condizionati da altro, e questo altro è il sesso. Perché giudicare una persona in base a chi si porta a letto? Siamo davvero tutti così influenzati dalla chiesa? Perché la prima a giudicare le persone in base ai comportamenti sessuali è proprio la chiesa, che con le proprie ingerenze fa proselitismo basandosi su una ambigua (quella sì) “legge naturale”, che, portata alle estreme conseguenze vieterebbe perfino la trasfusione di sangue e in un certo qual modo la medicina tutta. Per fortuna, si progredisce, nonostante tutte le resistenze, e le aperture avvenute in quest’ultimo trentennio farebbero ben sperare (cambiamenti e aperture in seno alla chiesa stessa, pochi, ma ci sono stati). La nascita di festival dedicati alla cinematografia gay è una buona base di partenza (o di arrivo?) se non fosse che in fondo ghettizza comunque il genere. Perché non raccontare storie di persone, e non storie di categorie a cui le persone appartengono? Ciò che sembra essere superato è un modo aggressivo di raccontare, qualunque sia il soggetto della minoranza presa in considerazione. Neri, donne, gay. Accomunati dalla voglia di essere descritti e analizzati, per proporsi sì come “altro”, ma basato su un bagaglio culturale che possa far progredire la società.

(06/05/2006)