Cineclub
Detour: riapertura equa e solidale
di Stefano Coccia
Nei mesi passati eravamo stati in
apprensione per la sorte del cineclub Detour, luogo caro alla gran parte
dei cinefili romani e in procinto di essere sfrattato dalla sua storica sede di
via Urbana, rione Monti. Ebbene, una volta tanto possiamo testimoniare un “happy
end”, che non ha nemmeno il gusto melenso di certi polpettoni hollywoodiani.
Anche perché il lieto fine è giunto al termine di una piccola odissea, per
merito quasi esclusivo della buona volontà e della tenacia espresse dai
protagonisti della vicenda. Alla faccia delle istituzioni e del loro colpevole
disinteresse. Ma questo c’era da aspettarselo. Da quando la “calata degli
alemanni” ha imbarbarito la vita culturale dell’Urbe, è più facile che con
appositi bandi il Comune prenda in considerazione le richieste di sostegno
pratico ed economico avanzate da covi destrorsi e fascistoidi alla CasaPound
et similia, piuttosto che rivolgere la doverosa attenzione a quelle realtà
associative operanti sul territorio con una ben diversa apertura mentale. O
tempora o mores!
Abbandoniamo pure le acque stagnanti e putride della politica capitolina, per raccontare invece qualcosa di cui andare orgogliosi. Il cineclub Detour è stato sì costretto a cambiare sede, ma senza spostarsi poi di molto: ha trovato accoglienza al civico 107 della stessa via Urbana, intrecciando così la propria avventura con quella della bottega Oasi Urbana, luogo ameno in cui è possibile trovare svariati prodotti del commercio equo e solidale. Una scelta indubbiamente equa e soprattutto solidale, in fin dei conti, che attraverso la formula di una singolare coabitazione ha permesso al Detour di riaprire i battenti.
Il 24 settembre vi è stata la serata
inaugurale, che ha consentito a vecchi e nuovi sostenitori del cineclub di
familiarizzare con la nuova sede, brindando col buon vino rosso offerto dai
padroni di casa, al quale i primi avventori desiderosi di fare qualche spesuccia
nell’accogliente bottega hanno aggiunto gustose birre biologiche. Sguardi
curiosi esploravano infatti il locale, prendendo nota di quanto proposto dalle
molteplici vie del commercio equo e solidale. La ricognizione non si è certo
fermata a questo. Con la saletta riservata alle proiezioni in trepidante attesa
del battesimo del fuoco, che avrebbe avuto luogo di lì a poco, sono in tanti a
essersi affacciati per dare una sbirciatina. Le mura candide affrescate di
recente, diverse file di posti, i servizi in fondo alla sala, qualche cimelio
della vecchia sede esposto ai lati per soddisfare anche i più nostalgici:
Detour strikes back! Poi l’evento inaugurale, decisamente in sintonia con lo
spirito indie che ha sempre animato le iniziative dell’associazione. È
spettato infatti a
Vittorio Moroni,
cineasta indipendente che con “MySelf” ha già sperimentato particolari forme di
distribuzione alternativa, il compito di vivacizzare la serata, organizzata con
la collaborazione della rivista Schermaglie.
La scelta si è rivelata senz’altro valida. Moroni, oltre a essere istintivamente simpatico, comunica grande energia, che è poi lo specchio fedele della sua curiosità per l’essere umano, per le sue contraddizioni interiori, elemento che spicca da sempre in un cinema che può orientarsi verso la fiction come verso il documentario, senza perdere in veridicità. Alla presenza del produttore Stefano Mancini, il regista ha mostrato al pubblico i minuti iniziali del suo ultimo lavoro, Eva e Adamo, che a partire dal giorno dopo avrebbe fatto capolino nei cinema. Poche le sale, a dire il vero, sicché riteniamo necessario sostenere un’opera che al pari delle precedenti, Tu devi essere il lupo e Le ferie di Licu, promette genuine emozioni.
Oltre alle prime immagini di Eva e
Adamo abbiamo visto quelle dell’altro documentario distribuito dalla 50N di
Moroni,
Il silenzio prima della musica,
film girato dall’americano Eric Metzgar sulla sconvolgente vicenda del
musicista Jason Crigler, ovvero un’opera che venne premiata l’anno scorso
al
Festival di Roma (2008). Il fatto
che in cinema come il 4 Fontane a Roma i due film siano destinati a occupare la
stessa sala, a orari diversi, fa quasi pensare a un “double bill” all’americana.
Ma la voglia del cineasta di sperimentare a livello distributivo non si ferma a
questo. Lo dimostrano i coupon fatti circolare al Detour come in precedenti
occasioni, sempre nell’ottica da noi sommariamente descritta parlando di
“Myself” e della possibilità di preacquistare biglietti per gli spettacoli. A
irrobustire il programma della serata una piccola chicca: la riesumazione di
Eccesso di zelo, il corto corredato di grande sensibilità registica e
umana con cui Vittorio Moroni vinse il Sacher d’Argento, durante un’edizione del
festival per formati brevi organizzato anni fa da Nanni Moretti. E
proprio lo sketch improvvisato da Moroni sfruttando la complicità di un amico,
con cui ha rievocato scherzosamente una surreale conversazione telefonica tra
lui e Nanni, ha saputo aggiungere un tocco ancora più ruspante alla serata che,
non dimentichiamocelo, ha visto rinverdirsi i fasti di uno dei cineclub più
amati della capitale.
(26/09/2009)
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