Conversando
con Vittorio Moroni,
alfiere del cinema indipendente italiano
di Stefano Coccia
Dopo aver provato una certa emozione di fronte all’ultimo film da lui realizzato, Eva e Adamo, dopo averne saggiato l’indole coraggiosa e appassionata grazie a Il silenzio prima della musica, splendido documentario dell’americano Eric Daniel Metzgar distribuito in forma indipendente dalla sua casa di produzione, ci siamo finalmente decisi a contattare Vittorio Moroni. Il cineasta, affabile come sempre, così ha risposto alle nostre curiosità.
Frame OnLine
- Come è nata
l’idea che ha portato alla realizzazione di Eva e Adamo?
Vittorio Moroni – L’idea, dopo aver realizzato Le ferie di Licu (la storia di un matrimonio bengalese combinato) era di raccontare delle storie italiane, che ci interrogassero su libertà e amore oggi qui. Tre coppie le cui scelte e quindi la cui libertà fossero mescolate con bisogni e fantasmi, ingaggiassero sfide e provocassero i confini del socialmente accettabile.
FOL
- Quali sono state,
sempre a proposito di Eva e Adamo, le difficoltà maggiori nel rapportarsi coi
personaggi dal punto di vista emotivo, della sensibilità personale, trattandosi
di un documentario incentrato su storie così intime, private?
Vittorio Moroni – Era importante che fin dall’inizio ci si scegliesse reciprocamente. Che noi volessimo, raccontando quelle storie, frequentare quelle domande senza giudicare nessuno e che i protagonisti avessero un desiderio altrettanto forte di venirci incontro, di accogliere il nostro documentario come un’opportunità per raccontarsi. Confrontarsi con le scelte profonde delle persone, quelle che possono metterle davvero in discussione, è molto complicato, ma quel dispositivo rappresenta una garanzia.
FOL –
Come si è
sviluppato il rapporto con l’artista, le cui opere vengono mostrate più volte
nel corso del film?
Vittorio Moroni – Con Peter Moon abbiamo cercato di creare, dentro un film fatto di prossimità quotidiana ai personaggi, una specie di oasi, un luogo altro, collocato fuori dal tempo e dallo spazio, da dove poter osservare i personaggi e le loro storie, i loro problemi con altri occhi, cercando di coglierne l’essenza. Per fare questo sentivamo il bisogno di un mito a cui riferirci, un mito che fosse noto a tutti e ci aiutasse a dire di quel bisogno di assoluto e di perfezione ideale che l’amore evoca e a cui è impossibile approdare. Abbiamo scelto il mito fondativo biblico dell’umanità: l’utopia dell’Eden, l’avvento della colpa, quindi la cacciata e da lì la fatica… che Peter Moon ha riletto dialogando con la tradizione pittorica (Masaccio e soprattutto Bosch), così da immergere le tre storie dentro un destino comune, dentro un problema universale.
FOL –E
quali sono state, invece, le differenze maggiori a livello produttivo tra la
realizzazione di un film come
Eva e Adamo e quella del
precedente Le ferie di Licu?
Vittorio Moroni – Pochissime differenze. Un lavoro concepito su tempi lunghi, ricavi del film precedente investiti sul successivo e, per fortuna, la vincita di un bando della provincia di Milano e uno sponsor privato che ci hanno permesso di portare la nave in porto, sia pure a costo di grandi sacrifici.
FOL – Cosa vi ha colpito del film di Eric Daniel Metzgar, Il silenzio prima della musica, al punto di sceglierlo per la prima distribuzione, da parte della 50N, di un film non italiano?
Vittorio Moroni – La stessa storia raccontata in un film con sceneggiatura sarebbe stata insopportabile.
FOL –
Quali sono le problematiche riscontrate da voi della
50N
per la distribuzione (e la tenuta) di un documentario nelle sale
cinematografiche? E avete intenzione di replicare la formula con cui siete
riusciti a legare produzione e distribuzione dei vostri film, anche per i
prossimi progetti?
Vittorio Moroni – Distribuire un film è la cosa più difficile dopo essere soddisfatti di quello che si è fatto. Ogni volta che riusciamo nell’intento di tenere il film in programmazione nelle sale per alcune settimane ci pare un miracolo. Ci domandiamo come sia stato possibile. E ci sembra un’esperienza irripetibile. Al tempo stesso la nostra indipendenza ci sembra un grande privilegio. Non ho idea di quello che riusciremo a fare domani, non ho idea se riusciremo a continuare a esistere e a quali condizioni. È così da quando esistiamo.
FOL –
Dopo l’uscita di
Eva e Adamo e de Il silenzio prima della musica nelle sale del
circuito regolare, avete puntato anche su cineclub come il Detour a Roma per
prolungarne la visibilità e promuovere incontri con il pubblico. L’esperimento è
stato soddisfacente? Ed è destinato ad andare avanti, coinvolgendo magari altre
realtà?
Vittorio Moroni – L’esperimento va avanti ed è la cosa più bella. Stiamo facendo l’Evaeadamo-tour in tutta Italia. Il film sta piano piano penetrando in provincia, a volta rimanendo in cartellone per una settimana, altre solo tre giorni, altre volte una sera. E noi cerchiamo di essere ovunque, almeno per una sera, a incontrare il pubblico, parlare e regalare un fotogramma del film.
FOL –
Vi è in cantiere un ritorno di Moroni al cinema di
finzione, a distanza di qualche anno da
Tu devi essere il lupo, o anche il
prossimo film sarà un documentario?
Vittorio Moroni – Mi piacerebbe tornare a fare un film con sceneggiatura e attori. Ma da soli non è possibile. E non so se chi dispone dei finanziamenti avrà voglia di credere in noi. È più facile dirci. “Continuate così, il vostro cinema è importante, il vostro esempio fondamentale”, che dire: “Portiamo insieme la prossima nave in cima alla montagna”.
(11/01/2010)
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