Simone Ghelli, L’Atalante in Jean Vigo, prefazione di Prisco Vicidomini

(TraccEdizioni, Pescara 2004; 63 pagine, 10 €)

 

Il cinema di Jean Vigo è un oggetto criticamente fluido, l’ipostasi - quasi - del proverbiale pesce liquido dei poeti surrealisti. Il suo corpus percepito agisce sull’osservatore metodico come i suoi lacerti nella sigla di Fuori orario sull’occasionale spettatore notturno. Nel sollecitare continue associazioni si sottrae alle sistemazioni definitive, alle musealizzazioni della critica predatoria. Nella prefazione a L’Atalante in Jean Vigo Prisco Vicidomini afferma che imbattersi in lavori su Vigo è esperienza frequente e ripetitiva: dalla quale esulerebbe il saggio di Ghelli. Un giudizio che si intuisce di parte e nondimeno si sottoscrive volentieri. Respingendo le sirene delle tassonomie-tassodermie, Ghelli guarda L’Atalante attraverso Deleuze l’anti-documentalista, in termini di continuità nella varietà antilogica di prassi e stili; dall’interno delle immagini e nelle movimentate relazioni col pensiero filmico, degli anni venti e retrospettivo. Si potrebbe anche argomentare, semplificando ma non banalizzando, che Ghelli applichi alla interpretazione del film, una ermeneutica imparentabile alle pratiche cinematografiche di Vigo: in cui consapevolezza estetica e capacità di improvvisazione inclusiva stanno un po’ come il negativo al positivo in fotografia.
Il saggio di Ghelli (che consiste in un estratto riveduto della tesi di laurea in storia e critica del cinema discussa dall’autore a Siena) è corredato da un’utile bibliografia di riferimento. Il libro è inoltre disponibile contattando direttamente l’autore all’e-mail
barthleby@interfree.it

Alessandro Carlini, 04/07/2006