About Schmidt (A proposito di Schmidt) (2002), di Alexander Payne

 

di Giovannella Rendi

Preceduto da un notevole battage pubblicitario, critiche d’oltreoceano a dir poco entusiaste, due Golden Globes (miglior attore protagonista e migliore sceneggiatura), nonché almeno una probabile ipoteca sugli imminenti premi Oscar, esce finalmente anche in Italia About Schmidt (A proposito di Schmidt).
Davanti a tanto entusiasmo, sorge spontaneo da parte del recensore un certo sospetto che, purtroppo, va gradatamente affermandosi durante la visione del film. Viene da chiedersi se esista, negli USA, qualcosa che potremmo chiamare ‘sindrome da American Beauty, ovvero una certa tendenza alla sopravvalutazione di un cinema americano che allo stesso tempo si finge antiamericano. In altre parole: un film può essere considerato un capolavoro (o quasi) per il solo fatto di contenere in sé una critica sociale distante dall’imperante modello edificante e per ispirarsi a un seppur vago realismo? Tra i tanti vincenti abituali, il perdente di stampo decadente è sempre destinato a trionfare? E allora perché il bravissimo Todd Solonz, autore di una delle più straordinarie e agghiaccianti gallerie di losers non è mai stato candidato a un Oscar?
Se About Schmidt fosse stato girato in Europa, con attori europei, probabilmente sarebbe stato considerato un buon film e nulla più, ma in America sottrarsi all’imperativo morale del successo senza troppi patetismi è evidentemente considerato ancora intellettualmente molto audace e innovativo.

About Schmidt avrebbe potuto anche chiamarsi, come un ormai dimenticato romanzo tedesco, E adesso pover uomo?: Schmidt, impiegato in pensione di una compagnia di assicurazioni che ha servito devotamente per tutta la vita, alla morte della moglie si ritrova all’improvviso solo con se stesso e contempla lo sfacelo della propria vita. L’unica cosa che ancora sembra dare un senso alla sua esistenza è il matrimonio della figlia o, meglio, l’intenzione di impedirlo, dato che non sopporta lo squallido, futuro genero.
Vigliacco e ipocrita con il mondo esterno, egoista e despota all’interno della famiglia, il protagonista si rivela ben diverso da un impiegatuccio kafkiano vittima delle circostanze: in una lettera che scrive a un bambino tanzaniano adottato a distanza, racconta con livore il suo odio per il giovane e rampante collega che lo ha sostituito, il disprezzo per il futuro genero e l’insofferenza per la moglie vecchia e petulante.
Peccato, però, che questa riuscitissima cattiveria iniziale abbia però vita breve: gradatamente, anche a causa dell’ingresso di nuovi personaggi (la famiglia hippy del futuro genero), la sceneggiatura tende ad annacquarsi fino a virare verso un deciso patetismo finale.
Nonostante questo, il film ha senz’altro un gran numero di meriti, a cominciare dalla straordinaria interpretazione di Jack Nicholson: cancellato l’eterno sguardo demoniaco di Shining e messo da parte un allarmante gigionismo che aveva caratterizzato alcune delle sue ultime interpretazioni, il grande Jack ha creato un personaggio lievemente ridicolo, pesante, ottuso, gretto e soprattutto vecchio, a fianco del quale non sembra strano vedere una donna altrettanto sfatta e anziana (la brava e petulante attrice televisiva June Squibb).
Tutto il cast, comprimari compresi, è impeccabile per il suo talento nell’impersonare la sgradevolezza dell’altra faccia dell’America, a cominciare da Kathy Bates, coraggiosissima a mostrare un nudo davvero poco invitante. Ugualmente curata è la scenografia, che ricostruisce perfettamente nella casa di Schmidt il pesante, cattivo gusto della provincia.

About Schmidt
è senza dubbio un buon film, vale la pena di ripeterlo, ma resta comunque un’occasione sprecata: bastava veramente poco per farne, se non proprio un capolavoro, qualcosa che restasse.
L’eccesso di voce fuori campo, una certa stanchezza narrativa a metà del film, un certo compiacimento estetico nell’assenza di estetica, e soprattutto il consolatorio happy end, secondo cui nessuna esistenza è veramente inutile se si fa anche una piccola cosa per qualcuno, sono passi falsi che si potevano davvero evitare.
Aspetteremo la prossima occasione.

(25/01/2003)

 

 

About Schmidt (A proposito di Schmidt)

 

 

Titolo originale About Schmidt

Regia Alexander Payne

Sceneggiatura Alexander Payne, Jim Taylor, dall’omonimo romanzo di Louis Begley

Fotografia James Glennon

Montaggio Kevin Tent

Musiche originali Rolfe Ken

Scenografia Jane Ann Stewart

 

Interpreti

Jack Nicholson (Warren Schmidt)

Kathy Bates (Roberta Hertzel)

Hope Davis (Jeannie Schmidt)

Dermot Mulroney (Randall Hertzel)

June Squibb (Helen Schmid)

Howard Hesseman (Larry Hertzel)

Len Cariou (Ray Nichols)

Harry Groener (John)

Connie Ray (Vicki Rusk)

Mark Venhuizen (Duncan Hertzel)

Cheryl Hamada (Saundra)

 

Prodotto da Michael Besman, Harry Gittes

Produzione Avery Pix, New Line Cinema

Distribuzione Nexo

Durata 124'

Origine Usa 2002

 

 

 

 

Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.