Acqua tiepida sotto un ponte rosso (2001) di Shohei Imamura

 

di Giovanni Petitti

Shohei Imamura fa parte di quel manipolo di registi giapponesi che dette vita a una delle tante Nouvelle Vague durante gli anni Sessanta. Un movimento che affrontava nuovi temi con piglio provocatorio e spesso in rottura con la tradizione e i tabù della società nipponica: il sesso, la violenza, la politica. Lo studio system giapponese fece leva su questi giovani autori per attrarre nuovo pubblico, e Imamura, Oshima e gli altri si confrontarono inizialmente con il cinema industriale; di qui certi curiosi abbinamenti nell’innovazione linguistica come l’uso della macchina a mano all’interno del cinemascope.

I registi della cosiddetta Nuberu Bagu, a imitazione della Nouvelle Vague francese, rompevano la compostezza formale e l’armonia che dominava il cinema dei padri (ad esempio, Ozu o Mizoguchi) senza voler negare del tutto l’importante eredità di questi grandi autori. Imamura, tra l’altro, dopo aver studiato e fatto mille mestieri per mantenersi, entrerà nel mondo del cinema proprio come assistente alla regia di Ozu, esordendo nel 1958 con Desideri rubati. In Italia arrivò il suo Porci, geishe e marinai (1963), ma dopo di allora nonostante le due Palme d’oro a Cannes nel 1983 per La ballata di Narayama e nel 1997 per L’anguilla (cui il Pesaro Film Festival 2001 dedica una proiezione speciale nell’ambito della retrospettiva giapponese), il cinema di Imamura non ha più varcato i confini dei nostri schermi se non con Dr Akagi (1999, disponibile in VHS), un bell’affresco sospeso tra commedia umana e satira antimilitarista.

Ci sarebbe da riflettere ancora una volta su una distribuzione e un pubblico italiano molto pigri e modaioli nei confronti delle cinematografie altre, che troppo spesso continuano a essere confinate nei festival o scoperte e rimosse di volta in volta.
L’autore giapponese nato settantacinque anni fa è anche uno di quei registi che vivono la loro terza età con una leggerezza, una libertà anarchica e una ricchezza espressiva piena di sorprese, alla pari di Altman, Eastwood, Oliveira, Oshima e gli altri grandi vecchi che sembrano filmare le loro storie come dalla luna, con distacco e ironia siderali. Sono film, questi, che non hanno più nulla a che spartire con la cultura. Per cultura si intende la contemporanea rotazione viziosa dei gusti e delle tendenze come scrive Flavio De Bernardinis a proposito di Tabù (Segnocinema n. 109).

Scanzonato è aggettivo in disuso, ma che ci sembra utile per definire il divertente film di Shoei Imamura in concorso a Cannes, Acqua tiepida sotto un ponte rosso, che con toni da commedia fiabesca racconta di un quarantenne disoccupato e in crisi coniugale che si mette sulle tracce di un tesoro di cui gli ha parlato unamico, un barbone filosofo che legge Ovidio e il Kamasutra e lo incita al godimento dei sensi. La sua ricerca lo porta in un villaggio in riva al mare dove non trova il tesoro bensì un lavoro come pescatore e una donna cleptomane che secerne quantità imbarazzanti di acqua a ogni rapporto sessuale, acqua miracolosa che lo rigenera e che ha il potere di attrarre i pesci nel fiume. Con una grande leggerezza Imamura gioca con i temi a lui cari delle zone basse dell’umanità e… del corpo.  La sessualità vissuta come rigeneratrice, l’emarginazione come sfondo sociale, la mancanza di sociologismi fanno di Acqua tiepida sotto un ponte rosso una delle pellicole più interessanti del festival francese di quest’anno. E Imamura non manca di ironizzare sulla globalizzazione inventandosi la figura di in un maratoneta africano arruolato da una università giapponese, costretto a pane e acqua per mantenere i tempi della competizione. Una figura minore ma di una tale caustica surrealtà da ricordarci il calciatore che compariva, straniante, nell’algida villa in Romance di Resnais.

(11/12/2001)

 

 

Acqua tiepida sotto un ponte rosso

 

 

Titolo originale Akai hashi no shita no nurui mizu

Regia Shohei Imamura

Sceneggiatura Shohei Imamura, Tomikawa Motofumi

 

Interpreti

Yakusho Koji (Yosuke Sasano)

Shimizu Misa (Saeko Aizawa)

Baisho Mitsuko (Mitsu Aizawa)

 

Produzione BAP, Eisei Gekijo, Comme de Cinémas, Catherine Dussart Productions, Imamura Productions, Maru Limited, Nikkatsu Corporation

Distribuzione Pyramide

Durata 119'

Origine Giappone, Francia, 2001

 

 

 

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