(Italia 2001)
Regia: Ettore Scola; soggetto: Furio Scarpelli; sceneggiatura: Ettore Scola, Furio Scarpelli, Silvia Scola, Giacomo Scarpelli; fotografia: Franco Di Giacomo; montaggio: Raimondo Crociani; musica: Armando Trovajoli; scenografia: Luciano Ricceri; costumi: Odette Nicoletti; interpreti: Diego Abatantuono (Umberto Melchiorre), Sergio Castellitto (Leone Della Rocca), Gerard Depardieu (Angelo Melchiorre), Jean-Claude Brialy (nonno Mattia), Claude Rich (conte Treuberg), Claudio Bigagli (commendator Collegiani), Anita Zagaria (la signora Margherita), Antonella Attili (la signora Giuditta), Augusto Fornari (zio Peppino), Elio Germano (Paolo), Gioia Spaziani (Susanna), Sabrina Impacciatore (Matilde), Rolando Ravello (Ignazietto), Simone Ascani (Lele), Walter Dragonetti (Pietruccio), Eliana Miglio (la profumiera di Veroli); prodotto da: Franco Committeri; produzione: Medusa Film; distribuzione: Medusa Distribuzione; durata: 111'
Concorrenza
sleale narra la
storia di una rivalità tra un sarto milanese trasferitosi a Roma e un merciaio
romano di origine ebraica: il primo un po’ imbronciato e alquanto altezzoso,
il secondo più allegro e disponibile. Abitano nello stesso palazzo, hanno i
negozi confinanti. Le loro famiglie sono praticamente speculari l’una all’altra,
la rivalità tra i due è complicità tra le famiglie: Lele e Pietruccio, i due
bambini, sono compagni di classe e giocano assieme, Paolo, figlio di Umberto, e
Susanna, figlia di Leone, si amano nemmeno poi tanto segretamente. Gli screzi
tra i due sono frequenti a causa del continuo tentare di rubarsi la clientela a
vicenda. Screzi leggeri che arrivano a un culmine quando Umberto insulta Leone,
dopo essere venuti alle mani, affermando che un ebreo rimane pur sempre un
ebreo. Nell’imbarazzo generale che si crea a seguito di tale affermazione
Umberto prende coscienza di sé e, pur non essendo un antifascista dichiarato (a
differenza del fratello professore, che gli rimprovera proprio il suo non voler
prendere posizione), offrirà la sua solidarietà al nemico di commercio di
fronte alle assurde leggi razziali che l’italietta fascista ha promulgato.
Scola intreccia la storia di
una piccola rivalità commerciale con quella dell’Italia fascista a ridosso
dell’inizio della pagina più vergognosa e ignobile di quel regime: le leggi
razziali che all’improvviso disintegrarono quelle poche regole civili di
convivenza e di umanità che il fascismo non aveva ancora intaccato, quelle
leggi razziali che frantumarono coattivamente solidi rapporti umani. Emblematico
in questo senso il racconto del fratello di Umberto sul professore ebraico Elio
Carpi che, dovendo lasciare l’insegnamento, saluterà i colleghi affermando che
a cinquant’anni ha scoperto di "non essere più italiano". Scola ha
scelto sapientemente un punto di vista narrativo delicato per raccontare una
tragedia che nel film è sempre presente e mai presa sottogamba, nonostante l’ironia e la leggerezza dei toni con cui è raccontata.
Il
film si apre con le parole di Pietruccio fuori campo e le immagini dei suoi
disegni sul diario, parole e immagini che ricorrono spesso durante lo
svolgimento, a ricordarci come sia l’innocenza dell’infanzia ad osservare con
acume e sagacia l’assurdità di quel periodo culminato nella tragedia che tutti
conosciamo, l’olocausto! Un’ottica fortemente voluta e più volte sottolineata,
in quanto in questo film è la voce dell’innocenza a svelarci con semplicità le
assurdità di un razzismo sottile e becero, tanto nelle forme quanto nel
pensiero. Ma il regista, e qui è la sua bravura, non si limita a raccontare un
periodo della nostra storia passata, ma lo lega al presente, inducendo gli
spettatori a riflettere su quei sintomi di intolleranza che albergano dentro i
nostri animi, a non abbassare mai la guardia anche di fronte a forme
apparentemente innocue di discriminazione. Il finale del film è emblematico in
tal senso, con la famiglia Leone, che si allontana dal suo quartiere su un
furgone, diretta verso qualcosa che rimane fuori campo, ma non per questo viene
eluso. Un finale che lascia intuire di non terminare lì, perché tutti sanno
dove quel furgone è diretto: verso una tragedia che nessuno può ignorare o
cancellare!
Scola realizza un film che
sotto i toni della commedia non rinuncia a lasciare l’amaro in bocca agli
spettatori, e lo fa con la sapienza di un maestro capace di tratteggiare
finemente la psicologia dei personaggi (anche grazie all’aiuto d’attori in
smagliante forma come Abatantuono e Castellitto, ben calati nei rispettivi ruoli
e bravissimi a rendere le piccole sfumature interiori dei propri personaggi),
aggiungendo a ciò la sua capacità di valorizzare la narrazione
cinematografica. Motivo in più per apprezzare un film italiano che, attraverso
lo sguardo sulla propria storia, affronta temi universali.
Alessandro Morera