(E.T. The Extra-Terrestrial, Usa 1982)
Regia: Steven Spielberg; sceneggiatura: Melissa Mathison; fotografia: Allen Daviau; montaggio: Carol Littleton; musica: John Williams; scenografia: James D. Bissell; prodotto da: Steven Spielberg, Kathleen Kennedy; interpreti: Henry Thomas (Elliot), Drew Barrymore (Gertie), C. Thomas Howell (Tyler), Peter Coyote (Keys); produzione: Universal Pictures; distribuzione: United International Pictures; durata: 121'
C’è ancora qualcosa di magico nel buffo pupazzo creato da Carlo
Rambaldi, e hanno poca importanza, dopo vent’anni in cui lo abbiamo visto
e rivisto, i tre minuti di girato in più (le tanto sbandierate scene
inedite sono ben poca cosa) o gli effetti speciali rimasterizzati. Anzi,
gli effetti speciali hanno il difetto di essere troppo colorati e di ‘sparare’ sullo sfondo di una pellicola ancora molto notturna e
qualche volta sgranata, togliendo poesia e non aggiungendo niente a un film
che, sotto questo aspetto, per l’epoca era innovativo, ma che per gli standard
di oggi risulta comunque datato. Forse più importante è il fatto che Spielberg
abbia deciso di eliminare tutte le pistole dal film, per cui quando ET prende
il volo insieme alle biciclette non viene minacciato da uomini armati. Pare che
la decisione fosse stata presa da lunga data, ma se ne è cominciato a parlare
insistentemente dopo l’11 settembre. In effetti Spielberg nel 1995 aveva
dichiarato: "Vi sono solo due cose del film di cui mi pento: aver immaginato
degli adulti con la pistola che minacciano dei bambini in bicicletta e aver
immaginato la presenza delle armi nel film […]".
Ipocrisia o meno, credo
che né la CIA né l’FBI avrebbero alcun problema a minacciare con la pistola
un alieno e delle biciclette volanti. A ogni modo ora le pistole non ci sono
più, ma c’è sempre l’inseguimento in cui gli adulti (in automobile) non si
fanno alcuno scrupolo a tentare di buttare fuori strada i ragazzini in
bicicletta.
Ma ragionamenti di questo tipo rischiano di rovinare la
visione del film, che rimane comunque godibilissimo, e che per chi lo ha visto
al cinema da bambino risveglia (forse in un eccesso di malinconia) la tenerezza
per quel mostriciattolo espressivo pieno di calore proprio al centro del petto,
che dice: “Ohi,
ohi”
con tanta intenzione, capace di comprendere il
pensiero, di dare vita alle piante, di ubriacarsi in maniche di camicia come
ogni bravo americano davanti alla televisione, e proprio dalla televisione di
imparare a parlare. Buffo, tenero, e creato attraverso
meravigliosi modellini
(andati distrutti) e non al computer, animato da dodici tecnici (ma ogni tanto
girato in costume da Pat Bilon, alta poco meno di un metro) quasi un
attore in carne e ossa, ET è ancora una delle creature aliene più gradevoli
mai create. Di quelle che non fanno paura ai bambini, non hanno armi laser, non invadono il mondo e si nutrono di caramelle. Adatto a tutti: ai bambini
che non l’hanno mai visto (e comprato come gadget da bacheca) e agli adulti
che lo hanno già visto e che forse hanno ancora un piccolo ET di gomma
depolimerizzata nella bacheca.
Silvia Spernanzoni, 11/4/2002