Nicotina
– La vita senza filtro
(Cigarros, Desamores y 20 Diamantes, Messico, Argentina, Spagna 2003)
Regia: Hugo Rodriguez; soggetto e sceneggiatura: Martin Salinas; fotografia: Marcelo Iaccarino; montaggio: Alberto De Toro; musiche: Fernando Corona; scenografia: Sandra Cabriada; costumi: Alejandra Dorantes; interpreti: Diego Luna (Lolo), Daniel Giménez Cacho (Beto), Lucas Crespi(El Nene), Jesùs Ochoa (Tomson), Carmen Madrid (Clara), Marta Belàusteugui (Andrea), Rosa Maria Bianchi (Carmen), Rafael Inciàn (Goyo), Norman Sotolongo (Svòboda); prodotto da: Monica Lozano, Laura Imperiale, Federico Gonzaléz Compeàn e Eckehardt Von Damm; produzione: Cacerola Films, Altavista Films, Videocine, Arca Difusion, Fiedecine Mexico, Oberon Films, Televista Cine, Cinecolor e Videocolor; distribuzione: IIF; durata: 93'
Da un po’ di tempo,
ogni due anni circa, il cinema messicano presenta al panorama mondiale un
giovane cineasta che colpisce il pubblico e soprattutto i produttori
hollywoodiani. In principio fu Robert Rodriguez, seguito poco tempo dopo
da Alejandro González Iñárruti,
ora è il periodo di Hugo Rodriguez, nessuna parentela con il suo
omonimo che, dopo il clamore suscitato con El mariachi (1992),
subito rifatto in maniera scialba con capitale yankee con il titolo Desperado
(1995), si è immediatamente adattato allo schematismo della Hollywood più
standardizzata, aiutato anche dal suo “tutor” Quentin Tarantino.
Per quanto riguarda Iñarruti, il suo film americano
21 grammi – Il peso dell’anima
(2004) lascia ben sperare, anche se di tempo per verificare la fondatezza di
questa speranza ne deve passare ancora molto. Quale strada prenderà il nuovo
autore messicano salito alla ribalta cinematografica mondiale è previsione che
lasciamo volentieri a qualche mago da televendita, però è certo che questo film,
Nicotina – La vita senza filtro, spacciato come un pulp tarantiniano, pur
se rielabora con una certa originalità figure e stilemi tipici del neo-noir
americano, risulta particolarmente interessante. In primo luogo per la maniera
in cui l’autore realizza la coincidenza tra il tempo cronologico nel quale si
sviluppa la storia narrata e il tempo della durata del film stesso: se, sulla
scia di Sergio Leone, Tarantino e i suoi proseliti utilizzano la
frantumazione delle sequenze attraverso un’infinita serie di singole
inquadrature per creare una dilatazione temporale tra il piano narrativo e
quello della sua riproduzione nella realtà, Rodriguez utilizza lo stesso ritmo
vertiginoso delle inquadrature, narrando storie simili, per realizzare quasi il
sogno zavattiniano di pedinamento della realtà, seppur dislocando l’azione su
diversi piani narrativi paralleli, attraverso un sapiente uso del montaggio.
L’azione si svolge tra le ore 21,17 e le 22,50, in un’ora e trentatré minuti,
l’esatta durata del film. Ciò che però stupisce è la capacità del regista di
realizzare un film tanto complesso dal punto di vista linguistico, e tutt’altro
che banale (vista anche l’ottima e complessa sceneggiatura di Martin Salinas),
in maniera così efficace.
Lolo (interpretato dal giovane astro nascente Diego Luna), un hacker che
ama spiare l’avvenente vicina con una microcamera, consegna per errore alla
mafia russa un dischetto diverso da quello previsto in cambio di alcuni
diamanti. Da qui prenderà il via una serie di eventi imprevedibili, sempre in
bilico tra realtà e assurdo, che coinvolgeranno personaggi altrettanto
particolari: dal parrucchiere a sua moglie, da un coppia di poliziotti alla
farmacista, dai killer a un cane, tutti ai limiti del fiabesco ma altrettanto
realistici, che si muovono nella notte di Città del Messico, resa
particolarmente accattivante dal buon uso del digitale. Non è un caso infatti
che se il tabagismo lega i protagonisti del film a livello narrativo (le
sigarette saranno anche la soluzione finale dei destini dei protagonisti,
fumatori o integralisti antifumatori che siano) molto di più della caccia al
dischetto e ai diamanti, è la modificazione dello sguardo attraverso l’utilizzo
e la diffusione della tecnologia digitale nella società moderna il tema che
emerge con maggior forza attraverso le immagini del film.
In Nicotina il giovane regista messicano mette in mostra una tecnologia
alla portata di tutti e le sue possibilità espressive anche da un punto di vista
tematico narrativo, oltre che visivo, dimostrando come il vero problema di tanti
giovani cineasti italiani non sia tanto (o non solo) l’accesso alle poche case
di produzione che dominano il mercato nazionale, quanto la capacità di osare da
un punto di vista se non creativo quantomeno linguistico. In questa ottica un
film come Nicotina è una sana boccata di fumo di sigaretta per chiunque
non sia assuefatto all’omologazione cinematografica che le grosse distribuzioni
propinano continuamente, prima che qualcuno pensi di ritoccare con il digitale
anche la sigaretta in bocca a Humprhey Bogart!