La regina degli scacchi

(Italia 1998)

 

Regia e sceneggiatura: Claudia Florio; fotografia: Luciano Tovoli; montaggio: Alessio Mazzoni; scenografia: Bruno Cesari; musica: Luis Bacalov; interpreti: Barbora Bobulova (Maria Adele), Toni Bertorelli (Sterlizia), Ettore Bassi (Emilio); prodotto da: Gianni Schettini; produzione: Arcipelago Cinematografica; distribuzione: Lantia; durata: 98'

 

Il fascino della strategia del gioco degli scacchi, dello scacco al re, di mosse e contro mosse nelle quali gli straordinari ingranaggi del cervello si combinano e incastrano per battere l’avversario di turno. In questo mondo fatto di ‘scontri’ tra intelligenze, cavalli e torri, si muove Maria Adele (Barbora Bobulova), una diciassettenne con la passione per gli scacchi. La ragazza è considerata ad Ancona, città in cui vive, un vero e proprio talento degli scacchi; non passa giorno in cui non si ritrovi davanti a dei pezzi e a nuovi avversari. Ed è proprio in una di queste giornate che la ragazza, dopo una gara, conosce Emilio (Ettore Bassi). Giornalista del Resto del Carlino, il giovane sta conducendo un’inchiesta sulla pedofilia. Il cronista è convinto che il maestro di Adele, Sterlizia (Toni Bertorelli), sia coinvolto in prima persona. Con la scusa di scrivere un pezzo su Adele, Emilio cerca di smascherare Sterlizia, ma i suoi sentimenti verso Adele e una lettera, trovata da quest’ultima, complicheranno le cose mettendo in luce delle realtà celate molto amare. In un ginepraio in cui la cronaca vera e il racconto sono ben amalgamati, il gioco degli scacchi ‘si muove’ come l’effettivo protagonista del film. Il fascino di questo passatempo, che sembra annoverare tra le sue ‘vittime’ anche Napoleone Bonaparte, in un alternarsi tra l’essere terreno di svago e il rifugio ideale delle paure di Adele, tiene bene la scena. Diversivo erroneamente considerato di élite, gli scacchi sono una ingegnosa rappresentazione della realtà, nella quale lo scacco matto è sempre a portata di mano. Claudia Florio riesce a tradurre questa storia, attraverso la macchina da presa, in una vera e propria partita in cui ogni pezzo si muove secondo la propria libertà, in una sorta di strategia che è la vita stessa. Luogo ideale per il racconto di questa ‘gara’ sono le Marche e i suoi dintorni, mentre le inquadrature mettono in risalto le varie tattiche e scacchiere tanto da far venire il desiderio di poter giocare o almeno provarci. Azzeccata la scelta degli attori, tra i quali Barbora Bobulova (la Maria Josè dello sceneggiato omonimo per il pubblico televisivo italiano) e Toni Bertorelli, che oltre a confermare la loro bravura, danno un’ulteriore prova del loro affiatamento. Peccato per la scena con il racconto della violenza sul bambino che, seppur utile al fine della narrazione, sembra voler forzare le emozioni di un lavoro basato fino a quel momento sull’equilibrio e la discrezione di chi sa di toccare temi delicati.

Marco Mondello, 03/07/2002