(Italia 2003)
Regia: Gionata Zarantonello; soggetto: Gionata Zarantonello; sceneggiatura: Gionata Zarantonello; fotografia: Tani Canevari; musiche originali: Pivio e Aldo De Scalzi; scenografia: Massimo Santomarco; suono: Claudio Bresciani; interpreti: Franco Trentalance (Ciccio), Luisa Corleone (l’ispettrice); prodotto da: Beppe Attenne, Gionata Zarantonell; produzione: Làntia Cinema e Audiovisivi; distribuzione: Millennium Storm; durata: 118'
Link: www.uncut.it
Uncut
è un film che ha come protagonista il
pene di un donnaiolo. Uncut è uscito in una sola sala, a Roma, perciò è
di quei film che vivono i problemi del cinema presente e la spietata, sleale
concorrenza del cinema americano. Uncut è stato distribuito con una
campagna promozionale inedita che ha visto schierata la famigerata associazione
casalinghe cattoliche contro la pornografia. Alla prima di Uncut c’è
stata una rissa fuori dal cinema. Tutto questo è quanto si può dire sul versante
“freddo” a proposito di questo film ed è anche quanto in fondo molti hanno
detto.
Uncut è però anche il film del
regista Gionata Zarantonello, quello che qualche anno fa con il suo
Medley (2000) aveva fatto scalpore: quando
realizzò la sua opera prima Zarantonello era molto giovane, le riprese erano
iniziate dalle sue stesse esperienze al liceo e nel giro di un anno la pellicola
fu acquistata e distribuita niente meno che dalla Troma di Lloyd Kaufmann
(fu il secondo film in digitale distribuito dalla Troma).
Tratto dal libro dello stesso regista Basta che
respirino. Il metodo del cuscino e altri stratagemmi per sopravvivere alle donne
(2005), Uncut segna un ritorno in
grande stile con la partecipazione tra gli altri al
Festival di Locarno, al Marché di Cannes e al Tribeca di New York.
Con Uncut Zarantonello conferma la sua originalità, il suo punto
di vista insolito (non è una battuta), non nella scelta dei soggetti (in
Medley una scolaresca alla ricerca del sei politico, qui un donnaiolo
costretto a letto da un incidente), ma, cosa più importante, nella particolare
lettura che ne dà: cosa manca a un donnaiolo costretto a letto per una
settimana? Bene, riprendiamolo proprio lì dove stanno i problemi di tutta la sua
vita: nel pene. Ecco allora che da questo punto di vista molto particolare
seguiamo tutta la vicenda in un unico piano sequenza di 78 minuti (uncut,
appunto) e senza censure visive (uncut, ancora); dialoghi tutti in fuori
campo. Uncut di Gionata Zarantonello è dunque un film in cui la trovata
tecnica supera il discorso anche se poi se ne parla, parole della locandina,
come: “Il primo film del cazzo”.
Avevo visto il film già un anno fa (è del 2003, ma, delirio, ci sono voluti due
anni perché si riuscisse a vederlo in sala), all’epoca della sua realizzazione;
lo avevo fatto circolare tra i miei amici per testare le reazioni: “Altro che
vietato ai minori di 18 anni, Uncut è un film per tutti!”, mi ero detta.
Poi ci sono stati Gabriele Paolini (l’eccentrico “profeta del
condom” che da anni compare sullo
sfondo dei tg e che ha reso famoso Paolo Brosio) che minaccia uno
sciopero della fame (magro com’è cadrebbe in due giorni…) per vedere il film
distribuito in tutta Italia e presunti critici che affermano non essere adatto a
un pubblico italiano, ma che forse può diventare un cult negli Stati Uniti
ripetendo il successo di Medley (vogliamo svegliarci o per non essere
turbati intendiamo continuare a farci trattare come bambini?). Uncut non
è scandaloso, sebbene sia un film fallocrate, non è neppure maschilista. Ciccio,
il protagonista, interpretato dal pornoattore Franco Trentalance, è
ridicolo ai massimi livelli nella sua disperata ricerca amorosa compiuta su una
triste agenda, ciò che ne svela il carattere assoluto di tipo e per tanto ne
mette a nudo l’idiozia. In ogni caso sarebbe stupido centrare il dibattito sulla
politica come lo è basarlo sulla morale, la filosofia o l’estro paolineschi.
Oltre agli elementi tecnici citati, Uncut gode di un’ottima
sceneggiatura, che sorprende riuscendo a far seguire una storia particolarissima
attraverso una scrittura omogenea e compatta, con un ritmo narrativo
assolutamente perfetto. Niente di più intelligente, niente a che vedere con la
vera demenza che è di certi film o con la pornografia delle immagini (volti
sovraesposti a reti unificate e cliché umani di tette o muscoli) da cui siamo
bombardati ogni giorno. In Uncut non c’è pornografia, ma dialoghi ben
congegnati, divertenti e mai volgari (come sarebbe troppo semplice aspettarsi
dalle prime due battute di qualunque spettatore entrato in sala prima di noi,
che però il film lo ha capito e che alla seconda domanda ci risponderà: “Sì, mi
è piaciuto”).
A ogni modo Zarantonello ha deciso di ricalcare lo stile della Troma nella
campagna pubblicitaria per il lancio realizzata da Guerrilla Marketing. La trama
narra le vicende di un donnaiolo coinvolto in un giallo, la scomparsa della
fidanzata Jasmine subito prima dell’incidente che l’ha costretto all’immobilità.
Partono le indagini mentre il protagonista è impegnato nella ricerca di una
donna, e attraverso una serie di equivoci da commedia classica si svelano i
misteri e si risolvono tutti i problemi in un happy end romantico e divertente.
Una nota di merito all’ottima performance di Trentalance, in un’interpretazione
che se riusciamo a commentare senza risatine isteriche risulta davvero
impegnativa.
Alessandra Salvatori, 12/06/2005