Guillermo Cabrera Infante,
“La breve vida feliz di François Truffaut”, in Cine o sardina

 

Forse il più cinefilo dei romanzieri sudamericani, Cabrera Infante fu critico cinematografico, giurato  sostenitore di Pulp Fiction a Cannes, e sceneggiatore di Vanishing Point (conosciuto anche come Point Zero).
Qui riportiamo la sua recensione de I quattrocento colpi per una rivista culturale cubana, e il racconto del primo incontro dal vero con Truffaut.
I brani che presentiamo sono stati estrapolati e tradotti da “La breve vida feliz di François Truffaut”, contenuto in Cine o sardina, pubblicato da Alfaguara nel 1997.

Alessandro Carlini, 05/03/2005

 

Si ferma, guarda oltre (il pubblico o il proprio passato) e una inquadratura fissa immobilizza la sua fuga, il suo viso, la sua vita, mentre il tema di Doinel risuona nostalgico e tenero, appare la parola FINE… poche volte il cinema ha sfruttato meno elementi del suo arsenale tecnico - un dolly di cinque minuti della cinepresa, più una inquadratura fissa - e ha ottenuto migliori risultati… Calvert Casey ha detto all’uscita: è terribilmente desolante..“Che aggiungere? Quello che dissi appena visto il film in Messico [al festival di Acapulco ndt] e ne scrissi a Ricardo Vigon: è un capolavoro, ma curiosamente non ne ha le apparenze.

I quattrocento colpi è cinema del futuro. Di cui, mentre le anticipa, ne vanno gustate la delicata bellezza, la vulnerabile poesia, il livido candore: potrebbe anche essere l’ultimo cinema. Questa, del 15 giugno 1960, fu la mia ultima critica cinematografica. Quel mese chiusero Carteles.

[…]

 

Nel dicembre del ’62 ero incaricato culturale della ambasciata cubana in Belgio, e intrattenevo ottime relazioni con Jacques Ledoux, curatore della Cinematheque de Belgique. Una sera mi chiamò: “Viene a vedere L’ultima risata? Viene anche Truffaut e mi farebbe piacere che lo conoscesse". Va da se che accettai. Truffaut, col suo proverbiale amore per il cinema, veniva in auto da Parigi a Bruxelles per vedere quel capolavoro del cinema muto. Nella piccola sala, strapiena, una poltrona era riservata al cineasta. Il caso volle che fosse il posto davanti al mio. Truffaut arrivo in ritardo, il film era già iniziato. Si precipitò sulla poltrona con tanto impeto che questa cedette, facendolo rovinare a terra. Benché muto l’ultima risata cominciò con un sonoro sghignazzo. Ma Truffaut non si scompose e assistette al film seduto sul pavimento, come rapito, devoto quale era del cinema e di Murnau.