Ebreo russo, Wladmir Kaminer emigrò a Berlino all’indomani della caduta del muro, poco più che ventenne, forte di un diploma di fonico e di un inverosimile manuale di tedesco per bambini sovietici. Giornalista radiofonico e scrittore umoristico, dispone ora di un tedesco caustico e brillante; è autore della raccolta di racconti Russendisco, spassoso campionario di berlinesi pubblicato nel 2000 dalla Wilhelm Goldmann Verlag, inedito in Italia. Da Russendisco proponiamo nella nostra traduzione un estratto di In den Schuetzengraben von Stalingrad (Nelle trincee di Stalingrado), ambientato sul set de Il nemico alle porte, film di Annaud sulla battaglia di Stalingrado.
Alessandro Carlini, 16/04/2006
Avrei preferito recitare nel ruolo di un ufficiale tedesco mi dice Grischa mentre si riempie la bocca di caviale nero. Grischa è l’unico attore russo che sia riuscito ad aggiudicarsi una parte abbastanza passabile nel film su Stalingrado Enemy at the Gates […] Grischa è un uomo saggio: “bisognerebbe mettere i tedeschi sotto tutela in queste buffe produzioni cinematografiche” […] Ieri è stata girata qui la scena denominata “Colazione degli officiali russi”. La trovarobe ha acquistato ai grandi magazzini KaDeWe uno sproposito di pesce e svariati chili di caviale a 4000 marchi al chilo, più di 50 bottiglie di champagne sono state stappate. Con queste e altre belle cosette è stata allestita a puntino la colazione. Ma gli attori non possono né mangiare ne bere. Deve essere preparata la scena successiva: “I russi hanno mangiato”. Il caviale e i pesci vengono smanazzati, inzuppati e sparpagliati uniformemente sul tavolo, come se ci fosse passato sopra un branco di cinghiali, perché risulti evidente anche a un cretino: quei barbari hanno organizzato un’orgia nel bel mezzo della guerra. Io e Grisha ce ne stiamo al tavolo e ci serviamo instancabili, prima che finisca tutto nella spazzatura. “I tedeschi vanno difesi - riprende Grischa - perché a suo tempo subirono proprio una sconfitta onorevole”. Siamo alla fine di febbraio e faranno già 14 gradi fuori. A Stalingrado con almeno 24 gradi sottozero non se la saranno passata per niente bene, nelle loro uniformi leggere. Deve essere stato una specie di raptus suicida. Avrebbero dovuto attaccarlo allora il KaDeWe.
traduzione di Alessandro Carlini