Mario Luzi, Sperdute nel buio. 77 critiche cinematografiche e Al fuoco della controversia

 

Molti rimarranno sorpresi nel sapere che, tra l’autunno del 1951 e la primavera del 1952, il poeta fiorentino Mario Luzi (classe 1914) avesse ricoperto il ruolo di critico cinematografico per il quotidiano La Nazione. La meritoria riscoperta e riedizione di questa rimossa sua attività critica va ad Annamaria Murdocca che nel 1997 ha rieditato le settantasette critiche cinematografiche (undici film al mese, mica male come media!) per l’editore Archinto in Sperdute nel buio.
Luzi, la cui attività poetica iniziò negli anni Trenta, uno dei più importanti intellettuali cattolici in Italia, molto premiato e spesso candidato al Nobel, fa parte di quella generazione allevata a libri e cinema (almeno due film al giorno) come Sciascia, Calvino,
Bufalino…
Queste brevi critiche cinematografiche vennero scritte ai tavoli del caffè Giubbe rosse, quando ancora era luogo di incontri tra i grandi letterati italiani e stranieri, in una Firenze ancora non trasformata in macchina trita turisti. In quei brevi pezzi ci sono un fondo di ironia e una scioltezza di linguaggio che spesso sanno cogliere gli aspetti essenziali delle opere recensite. Anche quando si tratta di film non memorabili, come questo
Anna di Lattuada, che ricorderete citato ironicamente da Moretti in Caro diario.
Nella poesia invece lo sguardo di Luzi si piega a contemplare con profonda
pietas la fine della Monroe: “la creatura che è stata offesa, violata, sopraffatta del potere”. La stessa “bellezza posseduta dal potere” che cantò anche Pasolini in Marilyn nel 1962, anno della sua tragica fine.

Giovanni Petitti

 

Anna

Alberto Lattuada fin dai tempi di Giacomo l’idealista ha sempre rappresentato nel quadro del nostro cinema la tesi della cultura figurativa e tecnica, della studiata purezza formale di contro alla faciloneria e all’approssimazione imperanti specialmente nell’anteguerra. Ci stupisce pertanto di vederlo impegnato in questo film di gusto popolare, impostato come un romanzo d’appendice su forti e grossolani contrasti e situazioni estreme le quali nascono da circostanze sempre un po’ troppo artificiali o esagerate, tali da apparire ciascuna un colpo di scena. È appunto la immaginativa grossa della letteratura d’effetto che consente di fare di Anna, torbida creatura, di corruzione e di vaghi, molto vaghi, aneliti alla salute morale, di farne dicevamo una santa monaca esposta a forti tentazioni ma vittoriosa su tutte. E non tanto ci fa dubitare il fatto in sé (tali conversioni sono nell’ordine glorioso della vita cristiana da millenni) quanto il modo convenzionale di porre a contrasto le due esistenze. Ci sono delle sequenze dove si passa dal volto compunto e spirituale (quanto può) della monaca immediatamente alla visione rievocativa di lei nuda nel tabarin o tra le braccia di un primo amante; ed è contrasto di una volgarità di cui non sapevamo capace Lattuada.
Resta una certa correttezza formale, una certa compiaciuta abilità descrittiva. Silvana Mangano interpreta come può questo personaggio, mancato specialmente nel suo primo aspetto. Incredibile, ma essa riesce più accettabile come sorella di carità che come donna di mondo: il merito o la colpa non sono suoi.

(Sperdute nel buio. 77 critiche cinematografiche, 1997)

 

In memoria di Marilyn Monroe

Che vuoi dirmi, ancora, che altro vuoi farmi conoscere
E espiare – implora
Sapesse almeno chi,
lo ignora del tutto, lo ignora disperatamente.
Piange anche di questo nella tortura del risveglio
La molto chiara e concupita vamp
Usata, geme, in tutte le sue pieghe,
secca di tutte le sue linfe – E può
da un momento all’altro
squillare il telefono, essere in linea il Presidente,
chiamarla ancora al lussurioso gioco
o a una frivola vacanza, lei
millenaria maschera terrosa
umiliata dalla primavera del mare,
dal mare lasciata in secco,
che non è altro.
Tutto ghiacciato in una foto, tutto bruciato in un lampo.

(Al fuoco della controversia, 1978)