Michele
Mari, “Laggiù”, in Tu, sanguinosa infanzia
Le seguenti citazioni provengono da Laggiù, uno dei racconti di Tu, sanguinosa infanzia di Michele Mari (Mondadori): il dialogo nostalgico di due splendidi settantenni, nel 2030. Il ricorso, erudito ed emotivo, all’immaginario cinematografico è frequente nelle opere di Michele Mari. Segnaliamo in particolare Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), fantasmagoria filologica ambientata nella Parigi di Benjamin e Celine, popolata di attori e registi entreguerre, di loro spettri ed emanazioni; nella raccolta di racconti Euridice aveva un cane (Einaudi), Cinema, o sulla fenomenologia dello spettatore intransigente e all’apparenza misantropo, giocato di sottigliezza e perciò arduo a estrapolarsi. Raccomandiamo inoltre il meraviglioso Io venia pien d’angoscia a rimirarti (Longanesi e Marsilio), con un inedito Giacomo Leopardi giovane licantropo nel diario di suo fratello, un thriller di iniziazione in italiano ottocentesco: peccato non ne sia stata tratta una sceneggiatura.
Alessandro Carlini, 05/01/2005
E io, quando da grandicello vidi L’esorcista, La cosa, La casa, Lo squalo e Alien, non vidi nulla che non mi fosse familiare, molto familiare da sempre.
Io ero convinto che tutto il visibile - persone, automobili, rondini, fili della luce, sputi per terra - fosse una rappresentazione inscenata attorno a me allo scopo di studiare il mio comportamento. Sentendomi osservato, mi davo un contegno per non dare a vedere che mi ero accorto di tutto: cavia consapevole, mi dicevo, cavia inutile, dunque cavia da eliminare.
Io quando una persona mi sorrideva un po’ troppo affettuosamente sospettavo che non fosse vera: la Finta Madre, il Finto Zio, il finto Cartolaio. E insieme al terrore, mi prendeva anche una pena per il destino degli originali.
Io una volta andai al cinema con i miei genitori a vedere Il vampiro di Dreyer. All’ultimo momento pensando che mi sarei spaventato troppo, scelsero La nave bianca di Rossellini. Io, che non mi ero reso conto del cambio, aspettai invano per tutto il film l’apparizione del mostro. Per molti giorni non mi diedi pace per non essere stato capace di riconoscerlo fra tutti quei marinai.