Mario Soldati, America primo amore

 

Mario Soldati (Torino 1906, La Spezia 1999), scrittore, giornalista e regista cinematografico prolifico e popolare ai suoi tempi, è stato quasi dimenticato dal panorama editoriale e critico italiano. Crediamo ingiusto tale oblio. Autore di film di impronta letteraria quali Piccolo mondo antico (1941) e Malombra (1942), e di gustosi ritratti dell’epoca umbertina quali Le miserie del signor Travet (1946) e Policarpo ufficiale di scrittura (1959), noto anche il suo film con la Lollobrigida, in una delle sue migliori interpretazioni, La provinciale (1952). In letteratura fu scrittore di successo, tra i titoli ormai difficilmente reperibili in libreria: Le lettere da Capri (1953), Le due città (1964), fino ai tardi La confessione (1991), La finestra (1991). Soldati ebbe anche il merito di essere tra i primi letterati italiani, dopo Pirandello, a dedicare un libro al mondo del cinema: 24 ore in uno studio cinematografico (1935), testo riscoperto da Sciascia ai tempi della sua attività editoriale per la Sellerio.
Vi proponiamo una pagina tratta da America primo amore, bellissimo ritratto degli Stati Uniti di un giovane Soldati che vi trascorse due anni tra il 1929 e il 1931, nella quale si racconta il diverso approccio al cinematografo di americani ed europei.
Ai cacciatori di vecchi libri consigliamo la ricerca di una raccolta di critiche cinematografiche soldatiane ormai fuori catalogo, Da spettatore (1973).

Giovanni Petitti, 31/08/2003

 

In America, la passione costante e diffusa del cinematografo ha creato, nel pubblico e nei produttori, un vero e proprio gusto artistico. Gusto sicuro, definito, con le sue regole, i suoi schemi, le sue convenzioni, i suoi luoghi topici. Come tutti i gusti che formarono certi generi letterari e artistici: i mosaici bizantini, il teatro medioevale, il poema cavalleresco, l’architettura barocca, eccetera.
Questo gusto del cinematografo non esiste in Europa. E quasi tutti i film europei fino a oggi sono noiosi.1 Anzi, non sono film. Ma operette e teatro in pellicola, o tentativi isolati e intellettuali. A fondo pittorico: vedi Sternberg e Pabst. A fondo letterario: vedi René Clair. Con episodi, accenti, quadri bellissimi; ma non essenzialmente cinematografici. Come certi libri moderni che invano si dicon romanzi e tuttavia hanno frammenti descrittivi, lirici, psicologici di prim’ordine.
Invece, un film americano innanzi tutto e sempre è un film. Cioè non annoia. Il film americano è quello spettacolo che una sera che hai sonno, se gli amici ti trascinano in un cinematografo e tu entri deciso a squagliartela dopo il varietà, visti così, tanto per pigrizia di alzarti, i primi metri, ti passa il sonno, gli occhi ti si aprono e stai fino alla fine senza accorgertene. Poi, quando esci, magari pensi: che stupidaggine. Ma intanto ci sei rimasto.
La grande maggioranza della produzione di Hollywood, i film correnti, comuni, in serie, sono tutti divertentissimi. E sono anonimi: non di firma ma di forma. Recano i nomi del direttore, degli scenaristi, degli attori. Ma non presentano caratteri, non rivelano personalità. E cioè non sono opere d’arte. Ma opere di gusto. Opere che sorgono dalla collettività, dalla collaborazione e vorrei dire dall’artigianato. Tutt’altro che prive di parziali bellezze, queste pellicole, prese in blocco, caratterizzano la produzione americana molto meglio dei film famosi, dei cosiddetti colossi.
Centinaia di scenaristi: ex-giornalisti, studenti a spasso, letterati falliti. Centinaia di scenaristi: ex-giornalisti, studenti a spasso, letterati falliti. Centinaia di direttori: ex-attori, ex-impresari, ex-vagabondi con un paio di polmoni che funzionano. Centinaia di attrici e di attori: tutti simpatici, fotogenici, disinvolti, abili. Centinaia di nomi che non si ricordano. E centinaia di film, ogni anno, che corrono, dal primo all’ultimo metro!
Volgari, violenti, convenzionali, senza verosimiglianza, senza finezze psicologiche e fotografiche. Ma fatti fatti fatti. Uno dopo l’altro, che non danno tregua. Uno comico e uno tragico. Un bacio e una rivoltellata. Una preghiera e un inseguimento. Un treno di notte nella prateria e un’alba sulla terrazza di un grattacielo. Quando si è nervosi, quando si è illusi, quando si è giovani, quando si è un po’ americani: allora uno di questi film fa al caso nostro più di qualunque altro spettacolo. Cullati dal ritmo rapido, incessante e perfetto dei tagli di visione, adescati dal sorriso della indefinita girl, affascinati dalla smorfia del terribile gangster, ci abbandoniamo anche noi alla facile inquietudine della trama.
Sono film sciocchi. Ma sceneggiati con astuzia, montati con sicuro senso musicale.


1 Ricordare che l’autore parla del 1931 [nota di Soldati nell’edizione del 1956, n.d.a.].