«Superconvenscion» 2001 del 1-5-2001
di Gaetano Gentile
Da qualche settimana e ancora per qualche settimana, una
volta a settimana, con collocazione variabile (domenica, martedì, sempre
comunque in prima serata su Rai2), cavalca l’onda elettromagnetica Superconvenscion
2001, che potremmo anche ribattezzare - senza alcun disprezzo - Superconvenzione
2001, quella del programma a prevalenza comica, nato lustri fa coi mitici Drive
in e La sberla (inizi anni Ottanta), e perpetuatosi fino a noi con
poche infamie e molte lodi.
La formula adusa ma sempre valida, esaltata dalle idee in Superconvenscion,
presenta uno stuolo di comici/imitatori per lo più sconosciuti al pubblico
televisivo di indubbio talento, le cui performance sono legate a temi di
attualità, alternati a gag e frammenti di fiction che citano a tutto spiano
film, quiz miliardari, spot pubblicitari e fiction più celebri (Totti go!, I
Pooh versione Zombi, le ragazze dello spot Telecom, la Ferilli del “quanto
ci piace chiacchierare” e la Megan Gale che scala la torre di Seattle, in
una sorta di par condicio ‘telefoninica’). Frammenti/stacchetti scatenati con ballerine costumate ispirandosi a Mondrian (saccheggiato anche per i bei
titoli) e un paio di ‘bonazze’ come ospiti (questa volta erano la
pornostar Eva Henger, che tutti fanno finta di non conoscere, e l’affermata
attrice Debora Caprioglio) completano il tutto. Coordinamento generale
affidato a una specie di banco regia/giudizio dove siedono un trio formato da
una psicologa avida (Antonella Stefanucci), un conduttore serio (Sarcinelli,
anche in Quelli che il calcio…) e un ambiguo divertentissimo Amedeo (Biagio
Izzo, protagonista di un film di prossima uscita, Black Jack, in
gran parte girato a Fiumicino), insieme ai bravi conduttori Bertolino (che
chiude le puntate con un pungente monologo) e la statuaria Stefanenko.
Nella puntata del 1 maggio, ovviamente a tema
operaio, si è più volte toccato il tormentone Celentano sottolineando lo
sperpero di miliardi e l’inopportunità dei suoi deliri, la fictio-fiction
del commissario Montalbano (clonato dall’eclettico Sergio Friscia, che è
anche un anfetaminico Piero Pelù) indagava su un altro tormentone, quello dell’eredità
della contessa Vacca Augusta, incappando in Califano e Rispoli (imitati dallo
strepitoso Max Tortora), fino ad arrivare allo spazio profondo dell’astronauta
Guidoni versione Aldo Fabrizi (sempre Max Tortora). Senza dimenticare il Mughini
“io aborro” e il cardinal Vesponi di
Tullio Solenghi e la Donatella
Versace di Francesca Reggiani, le incursioni di Rocco Barbaro e Massimo Olcese,
del fondamentalista napoletano (Simone Schettino) e della prof inacidita.
Il fatto che Superconvenscion faccia parte di quella
diffusa Tv che rimastica se stessa e quello che vede, in un’estetica
della ripetizione propria di tutti i media, non condiziona il risultato finale,
dove c’è originalità (e non è poco), idee (bravi gli autori) e soprattutto
si ride parecchio.