«Uomini
e donne»: amare vuol dire… esibirsi
di Gian Marco Merlo
L’imbarazzo è
alle stelle. Pantaleo di Nardò (Lecce), ventiquattrenne in cerca d’amore,
afferra il microfono e si lascia andare a una stonatissima serenata. Canta Siamo
la coppia più bella del mondo e la dedica a Chantal, capricciosa
protagonista della puntata. Deve conquistarla in pochi minuti o, più
semplicemente, riuscire a far colpo su di lei nella speranza che gli offra una
nuova opportunità per esibirsi. È questa la regola di Uomini e donne,
l’ex talk show condotto da Maria De Filippi, che nel corso degli anni
ha assunto sempre più le fattezze di una discutibile agenzia matrimoniale.
Tutto è cominciato poco più di due anni fa. L’antico format del
programma, incentrato su un dibattito a tema suggerito dalle lettere dei
telespettatori, subì uno scossone quando Roberto, un uomo sulla cinquantina, si
presentò in trasmissione con un anello. “Lo darò alla donna che mi farà
innamorare”, dichiarò al suo ingresso nello studio. Inutile dire che la
caccia allo scapolo d’oro suscitò un’inevitabile curiosità. Lo
corteggiarono per diversi mesi. Un esercito di donne si mise letteralmente ai
suoi piedi (alla faccia di cinquant’anni di emancipazione!). Ballarono,
cantarono, si esibirono in tutti i modi per riuscire a scalfire quel cuore
apparentemente di pietra. Poi, dopo centinaia di esibizioni, lui capitolò. Fra
le single che si mostrarono in Tv c’era anche una Marilyn all’amatriciana:
Tina, detta “la Vamp” per i suoi ammiccamenti. Non venne scelta, ma la sua
apparizione suggerì agli autori del talk show di utilizzarla come superospite
per la nuova versione del programma: non più dibattiti, ma una gara di
corteggiamento. Questa l’idea vincente da proporre nel palinsesto pomeridiano
di Canale 5.
Così, da due stagioni, uomini e donne di ogni età e provenienza
si esibiscono in questa strana Corrida dell’amore. Unica caratteristica
comune: una gran voglia di farsi notare. Nessuna vergogna, nessun limite alla
loro sfrontatezza. E se il corteggiato decide di eliminarle, mesi dopo può
capitare di ritrovarle in Tv, stavolta decise a innamorarsi di un nuovo ospite.
Batte forte il loro cuore a banderuola, pronto a sventolare a comando.
L’importante è esserci. Infilarsi in quella scatola luminosa che entra in
ogni dimora. L’esibizionismo è una brutta bestia, ma ancor più brutta è la
manifestazione assurda dei comportamenti umani, ridotti a ridicolizzarsi per
pochi minuti di notorietà. Entra una grassona vestita da gattina. Balla, si
muove con la sensualità di un ippopotamo. Tutti ridono, il corteggiato finge di
essere stato colpito da quel goffo tentativo di approccio. Deve mediare le
inevitabili critiche di una platea di opinionisti cinici, ma molto spesso onesti
nei giudizi. Seduto sul trono, decide di difendere la ridicola esibizione. Del
resto, se vuol piacere al pubblico da casa deve apparire come non è. Alla fine
della puntata ringrazierà la gattina obesa per poi liquidarla rapidamente. Quel
che conta è mostrarsi al meglio: bello, pulito e pettinato. E se fra una
corteggiatrice e l’altra riuscirà a fare la figura del gentleman, tanto di
guadagnato. Troverà mai l’anima gemella? Forse, ma in fondo non è quello che
cerca. Un trafiletto su una qualsiasi rivista vale più di cento storie
d’amore. Eccolo accontentato. Ha dato il peggio di sé e siamo qui a parlare
di lui. Non ha volto e nemmeno un’identità precisa. Riassume un prototipo di
personaggio televisivo troppo diffuso per riuscire a conquistarci. Non ha nome,
è vero, ma il suo esibizionismo è così ottuso che forse sarà contento lo
stesso.